1. Parola della settimana

(domenica di Pasqua – anno B)

Cercate le cose di lassù,*
dove è Cristo .


2. Parola della domenica e della festa


3. Parola e commento – lectio continua

E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

COMMENTO: La giornata di Cafarnao prosegue dalla sinagoga alla casa. Gesù è nell’intimità delle mura domestiche, che evidenziano la dimensione conviviale dell’uomo di Nazaret e ricordano l’amicizia di Betania (Marta, Maria e Lazzaro). Gesù è avvisato della malattia della suocera di Pietro: “subito gli parlarono di lei”. Non si sa chi fossero queste persone, probabilmente i famigliari; possiamo dedurre che fosse una piccola comunità familiare attenta alla salute reciproca. Non è scontato lasciarsi curare e prendersi a cuore la salute altrui poiché il corpo, il proprio corpo, è parte dell’essere stesso. Quanto siamo disposte/i a lasciarlo in mano ad altre/i? Ed è proprio una mano, quella di Gesù, che tocca la donna e la fa alzare (il verbo rimanda alla resurrezione). Non si può non ricordare il tocco della donna con perdite di sangue da molti anni: in quell’occasione lei compie il gesto con audacia, e proprio per questo è sanata (Mc 5,27). Qui è Gesù a toccare, come sarà anche con la figlia di Giàiro (Mc 5,41). Cos’è un tocco di resurrezione nel quotidiano? Una carezza, un qualcosa raccolto da terra, un bottone della sorella da sistemare, la pulizia con la spugna di una parte di vestito sporco…forse ne facciamo e riceviamo tanti piccoli tocchi, ma i nostri occhi sono abituati a ricercare e riconoscere solo le grandi cose. La suocera guarita si mette subito all’opera e serve, si prende cura di Gesù e degli altri. Sembra una donna grata e piena di vita nuova, anche se Marco non si dilunga nella descrizione. Il sole tramonta, la notte avanza insieme a tanti malati, accompagnati (ancora persone attente e dedite agli altri!) a Gesù, al termine del giorno di sabato, nella speranza di un tempo di vita più luminoso. Tutta la città si trova radunata davanti alla porta: mi pare una bellissima immagine comunitaria, dove malati e sani aspettano insieme, riuniti, il tocco sanante del Salvatore. Rimanda anche a molte donne e uomini del nostro mondo sofferente, assetate/i di bene, di giustizia e salvezza, in attesa paziente e fervida. Infine l’evangelista Marco (più degli altri) mette in luce il “segreto messianico”, cioè l’insistenza con la quale Gesù non lascia pronunciare ai demoni la sua identità e con cui esorta i discepoli alla discrezione. La domanda che sorge è: perché questo silenzio? Se Gesù è il Regno che viene, non deve essere annunciato a tutti? Ci sono diverse letture di questo fatto, ne riporto solo due che mi sembrano belle. La prima è di carattere personale-relazionale: quando incontriamo qualcuno ci approcciamo in maniera diversa se ne abbiamo già sentito parlare; l’incontro personale di ciascuno con Gesù può essere veramente differente e genuino. La seconda motivazione riguarda Gesù stesso: anche per lui la vita, totalmente umana, è stata frutto di scelte, di cammino e di scoperta. In un certo senso anche lui ha capito, come ciascuna e ciascuno di noi, il proprio volto, identità ed essere. E forse Marco con queste sottolineature vuole rimandarci proprio alla forza dell’incarnazione non scontata e reale.

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